Alessandra Bianco

Ci risiamo. Avete cliccato prima me, non è vero?

Volevate sapere cosa si nasconde dietro il mio decolleté, la mia carnagione scura e gli occhi grandi e neri? Certo, immaginavate altro. Ma troverete solo la mia terra,  l’odore acre e contorto degli ulivi, i suoi cieli immensi e il suo mare profondo. E poi il canto griko nelle notti d’estate, quello dei vicoli stretti e bianchi di pietra antica, di mani nodose che intrecciano fili e suonano tamburi. C’è tutto il mio Salento e mia madre e mio nonno, e purtroppo anche mio padre.

Già mio padre. Non so che fine abbia fatto, dove si trovi adesso quel bastardo, dove sta perdendo la vita per giocare a carte con la morte. Quale poverina faccia da paravento alla sua follia.
Ma non voglio parlarvi di lui ora.
Voglio raccontarvi della mia più grande passione e del perché ho deciso di seguire quei tre ragazzi nell’avventura più assurda della mia vita.

Sono Alessandra Bianco, ma tutti mi chiamano Sandra. Non “Ale”, non mi piace. Sandra, è più vero, più a terra, più a Sud.
La verità è che amo troppo la storia e i suoi misteri. E qui in Puglia ne abbiamo da vendere. Per questo ho deciso di fare l’archeologa, per svelare il passato, la vita degli uomini che ci hanno preceduto, le loro passioni, i loro miti.

Ma cavolo, il medioevo. Ci pensate? Non c’è epoca più meravigliosamente contorta e attuale di quella, più psicologicamente complessa e illuminante.
Ma come gli è venuto di costruire un Castello su una collina solitaria in mezzo a quell’ammasso di pietre sterili che è la Murgia? E cosa c’era prima nello stesso identico posto? Dove è finito il monastero benedettino di Santa Maria del Monte?

C’è qualcosa sotto quel Castello. Il mio istinto dice che è così. E in genere non sbaglia mai.